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LA RIVOLTA DEGLI OPERATORI capitolo IV

UNA NUOVA SPERANZA

Non si tratta del primo film della saga di Star Wars. È quello che stanno provando in queste ore tutti gli operatori del settore della canapa in Italia.

Delle similitudini però ci sono: dopo un lungo periodo di oscurità sotto l’Impero, quando ormai ogni speranza sembrava persa, una piccola vittoria ha dato forza e coraggio alla ribellione.

Questa piccola vittoria è avvenuta in Parlamento Giovedì 12 dicembre 2019 quando è stato approvato il subemendamento A.S. 1586. Una modifica alla legge di bilancio che prevedendo un’imposta sulla commercializzazione della canapa sativa, ne indica il limite riconosciuto di liceità dello 0,5% di THC.

Questo piccolo spiraglio di luce a seguito di un periodo di oscurità per tutto il comparto, iniziato con la sentenza delle Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione del 30 maggio scorso.

Da lì una scure si è abbattuta sul mondo della canapa.

Più di 3000 aziende si sono ritrovate in balia dell’incertezza normativa conclamata dal supremo atto. Veniva dichiarata illecita la vendita del fiore e dei suoi derivati salvo la loro efficacia “non” drogante. Nessun limite, nessuna norma, nessun riferimento scientifico. “Efficacia drogante” da stabilire caso per caso. Dunque da Autorità ad Autorità. Da Imperatore a Imperatore.

E ciò anche a fronte del fatto che la materia in oggetto riguarda prodotti che negli ultimi anni hanno permesso la crescita esponenziale di un antichissimo, pur se considerato “nuovo”, settore produttivo.

Moltissimi operatori hanno perso la speranza in questo periodo. La possibilità di subire sequestri, misure o procedimenti per non aver rispettato delle linee guida poco chiare o inesistenti, era piu che mai dietro l’angolo.

Senza tralasciare i titoli sensazionalistici di molti media che hanno trasformato quelli che ieri erano nuovi e apprezzati “green imprenditori” in furbi e conclamati spacciatori.

Non sono poche le realtà che con il calo drastico e vertiginoso delle vendite hanno dovuto arrendersi chiudendo le serrande delle loro attività e licenziando dipendenti. E anche la delusione di non riuscire a far arrivare la loro voce o trovare qualcuno che combattesse con loro per i loro diritti, ha fatto grandemente il suo.

Moltissime le porte chiuse in faccia ai numerosi operatori che hanno cercato di dare un contributo non solo al settore, ma al Governo stesso, tentando di non far morire un mercato dal gettito di quasi 500 milioni per le casse dello Stato (a ben vedere!!).

Tutti i tentativi fatti e le dinamiche tecnicamente suggerite per trovare una soluzione, sembravano vani. Che si trattasse di parlamentari della maggioranza o dell’opposizione, ma perfino Ministri, i risultati erano stati soprattutto silenzi o inutili promesse.

In questo immobilismo totale, solo il Sen. Matteo Mantero (M5s) con il collega Francesco Mollame e pochissimi altri, hanno collaborato e sostenuto gli operatori, piccoli e medi imprenditori, tanti dei quali dell’associazione #lacanapaciunisce. È stato possibile interfacciarci con un parlamentare (in questo caso il Sen. Mantero, appunto) disposto realmente a portare avanti una lunga battaglia che inizia fuori da quelle stanze e che per forza di cose, non poteva non basarsi anche che su un contributo tecnico degli operatori di questo settore. Gli unici a conoscerlo davvero bene nelle sue mille sfaccettature. Soltanto grazie ad un lavoro continuo, -alla lunga- incurante dei mille ostacoli incontrati, è stato possibile arrivare a questa piccola vittoria.

Il testo approvato regolamenterebbe la vendita della “Cannabis Light” disciplinando in tal senso:

b) il comma 3 è sostituito dal seguente: ”3. L’uso della canapa composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici, nei limiti e alle condizioni previste dall’allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) nella biomassa di cui al precedente periodo non deve risultare superiore allo 0,5“.

A questo poi andrebbero collegati i decreti attuativi e le specifiche norme relative alle diverse destinazioni d’uso per loro stessa natura da stabilirsi in altra sede, ma intervenendo tra le altre cose, sul Testo unico degli stupefacenti (DPR 309 /90), di fatto chiarirebbe normativamente che i prodotti con un contenuto inferiore allo 0,5% di THC -ad oggi- non hanno efficacia drogante.

Ci auguriamo che questa piccola vittoria possa ri-dare forza e coraggio a tutti gli operatori del mondo della canapa italiano. La forza di provare sempre a ribellarsi rimanendo nel giusto, il coraggio di battersi sempre per i propri diritti ma soprattutto la volontá di reagire anche quando tutto sembra finito.

Hemp your life!

#lacanapaciunisce

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